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Storie e leggende lucchesi

Porta S. Donato, 1845: l’ultima ghigliottina in azione
La ghigliottina era stata importata a Lucca dai francesi insieme con il codice napoleonico, durante il governo di Elisa Baciocchi; ma la sua esistenza e soprattutto il suo uso furono poi prolungati sotto il governo dei Borboni.
L’ultima esecuzione ebbe luogo nel prato di Porta San Donato il 29 luglio 1845, e a farne le spese furono cinque malviventi che avevano fatto parte della "banda dei sette ladroni". Ne mancano due, si potrebbe obiettare; in effetti uno dei sette sfuggì all’arresto, mentre un altro venne graziato per la sua tarda età o forse per sospetta delazione, come si potrebbe sospettare dalle ultime parole di uno dei cinque giustiziati, che salendo al patibolo disse con fare beffardo: "siamo proprio tutti?"
Il boia fu portato da Parma, a causa dell’età avanzata di quello lucchese, che però ci restò male per l’esclusione. Nella folla ci furono malori e svenimenti e, benché le esecuzioni attirassero sempre grandi folle, il popolo lucchese era contrario tanto alla pena di morte quanto al governo di Carlo Ludovico, tanto che quando nel 1847 il duca consegnò anticipatamente la città all’unione con il Granducato di toscana, il popolo tra un festeggiamento e l’altro arse sui bastioni delle mura la ghigliottina, la cui lama venne portata a Viareggio e gettata in mare.


Indice
Santa Zita e la porta dell’Angelo
La voragine aperta sull'inferno nella chiesa di S. Agostino
La Madonna dipinta sulle mura perdona il soldato blasfemo
Porta S. Donato, 1845: l’ultima ghigliottina in azione
La mannaia che risparmiò un innocente
Il calcio ai tempi della Repubblica Lucchese
Il Miracolo del Pan del Lupo
La "pietra del diavolo" a Palazzo Bernardini